La scuola di cultura popolare di Via Bramantino a Milano, Municipio 8, è  stata vandalizzata e messa a soqquadro negli scorsi giorni. Porte divelte, tavoli e banchi rovesciati, insulti osceni e una scritta: “W Salvini”.

Il Ministro dell’Interno in realtà si è subito dissociato da questo gesto, che non è solo l’esercizio di una volontà intimidatoria, ma la conseguenza di un isterismo insensato. “Follia legare raid vigliacchi alle politiche del Governo. Omofobia violenza e razzismo non fanno parte dell’Italia per cui lavoro”, ha detto Salvini. Le mamme e i bambini della stessa scuola già poche ore dopo si sono adoperati a ripulire i muri dalle scritte sessuofobiche e dalla svastiche che l’hanno offesa. L’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo del Corno, ha subito stigmatizzato l’evento: “La Scuola di cultura popolare in Via Bramantino, a Milano, ha subito un assalto intimidatorio di vigliacchi fascisti. Che hanno lasciato firme anonime, perché sono vigliacchi, ma politicamente perfettamente identificabili. Questo è il risultato delle politiche di ordine pubblico del Ministro dell’Interno Salvini, a cui, riconoscenti, questi criminali inneggiano.

Al di là della polemica politica restano entrambi i gesti che decrittano due modi diversi di essere e di essere milanesi. Il primo declina in modo infantile e ribellistico l’esigenza del nemico, individuato nel diverso e nella diversità sessuale, componente esiziale nell’esercizio della ferocia: la repressione della propria sessualità è alla base dell’aggressività verso l’altro da sé. Il secondo gesto invece è la continuazione ideale di un’altra risposta: quella data dai Milanesi il 2 Maggio del 2015. Il giorno dopo le violenze dei black block in Rolex, che devastarono il centro di Milano. La cittadinanza rispose massicciamente andando personalmente a ripulire ciò che il dogmatismo violento e la furia iconoclasta  aveva provocato. Dando una risposta civile e consapevole composta di due parole: non passeranno.