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#IOCISONOETU grida forte #BASTAVIOLENZA contro le donne, a Rimini La moglie si uccide dopo trent’anni di botte.

#BASTAVIOLENZA Una vita coniugale di botte e violenze psicologiche, poi la donna, sostenuta dalla figlia, ha preso coraggio e ha denunciato il marito. Poteva essere l’inizio della rinascita, invece la vittima non ha retto il peso della sofferenza accumulata per tutto quel tempo e si è suicidata proprio alla vigilia dell’udienza che doveva confermare l’allontanamento da casa del suo compagno. Il quale adesso si trova in carcere perché, secondo l’accusa, dopo il suicidio della moglie avrebbe pure minacciato di morte sua figlia, cioè la persona che aveva spinto la madre a ribellarsi ai maltrattamenti. Questa bruttissima storia ha come scenario un piccolo centro del Riminese ed è emersa, triste coincidenza, a ridosso della giornata contro la violenza sulle donne. A renderla pubblica, l’associazione “Rompi il silenzio”, che si occupa dell’assistenza alle vittime e che, lo scorso settembre, si era sentita chiedere aiuto dalle due donne.

All’associazione non fanno nomi e limitano i particolari per proteggere la privacy della giovane e della sorella disabile, ora ricoverata in un istituto, ma madre e figlia hanno raccontato di aver subìto insulti, violenze e angherie per molti anni. Per 34 anni, per l’esattezza, sarebbe durato l’inferno domestico della moglie, finché la figlia non l’ha convinta a rivolgersi alle volontarie di “Rompi il silenzio”. «La figlia ha giocato un ruolo importante, aiutandola e sostenendola fino in fondo con un affetto e una comprensione molto grandi, senza lasciarla sola – spiega la presidente dell’associazione, Paola Gualano –. La madre è stata messa in protezione, cioè è andata a vivere in un’abitazione segreta, trattamento previsto per donne e minori in pericolo di vita, e la ragazza è rimasta con lei per la ventina di giorni che è durata la sua permanenza nella struttura. Quando è arrivata da noi era senza forze, poi l’abbiamo vista cambiare di giorno in giorno: stava in compagnia di altre donne, aveva ritrovato il piacere della battuta».

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