Iocisonoetu, violenza sulle donne e senso di colpa

“Le donne devono combattere, dopo essere state violate nella loro intimità”, mi dice Paola Mencarelli della Uil, in un’intervista di dodici mesi fa all’Arci Bellezza di Milano. La verità è che la cultura patriarcale italiana ha generato anche questa mostruosità psichica su cui premono da sempre molti uomini. È la stessa logica sottostante alla donna che indossa la minigonna: per molti uomini non è la semplice manifestazione di una femminilità compiuta ed adulta che avalla una normalissima forma di narcisismo. No: è al contrario una forma borderline di meretricio, di provocazione. Passibile dunque di una soggettiva forma di punibilità che molti uomini assegnano a questa manifestazione di libero arbitrio. Si va dagli uomini che considerano legittimo provarci subito con una donna così vestita, a quelli che si limitano a pensare di avere a che fare con una donna di facili costumi. Per cambiare questa mentalità occorre agire e rimuovere gli ostacoli che danno vita a questi stereotipi, per cui se una bambina corre e si cimenta con questa attività è un maschiaccio, mentre se ad essere vivace è un bambino allora è tutto nella norma. E il paradosso è che questi stereotipi contribuisce a crearli anche la donna, se è vero, com’è vero, che ogni maschio ha comunque avuto una madre. La rimozione quindi degli stereotipi deve avere il coraggio di essere superata innanzitutto dalle donne. Senza le quali le violenze continueranno, soprattutto sul piano culturale, laddove si avalli la liceità al machismo maschile e alla rassegnata comune dedizione della femmina verso il maschio, soprattutto in età infantile. È così che si nutrono infatti le cattive abitudini di appiccicare all’una, l’uomo, e all’altra, la donna, delle pre-condizioni che diventano pre-immagini e che si trasformano in pre-giudizi. Il cambiamento passa sempre da scelte individuali che trovano poi il coraggio di diventare espressione condivisa di valori.

Paola Mencarelli

ttps://youtu.be/2U9DWlqA1V8