Iocisonoetu, Processo per stupro: quando i Talebani eravamo noi.

C’era una volta un Paese e forse c’è ancora. Una nazione in cui una donna, una ragazza, Fiorella, lavoratrice precaria, poteva essere indotta da una proposta di lavoro di un uomo che conosceva e frequentava, a fidarsi. Fiducia che finì per portarla al coatto consumo di un rapporto sessuale contro la sua volontà, aggravato dalla presenza e partecipazione agli atti di congiunzione carnale di altri tre uomini. I quattro, Rocco Vallone, Cesare Novelli, Roberto Palumbo, Claudio Vagnoni, furono poi condannati. Vallone Novelli e Vagnoni a un anno e 8 mesi. Palumbo a due anni e due mesi. Tutti ottennero subito la libertà condizionale.
Fiorella, accompagnata dal Vallone, di cui era conoscente e di cui a torto s’era fidata, narra la vicenda processuale, era stata portata presso la dimora di uno di loro, appena fuori Roma. Costretta a spogliarsi e poi essere violentata a turno dai quattro. A turno e ripetutamente. E quando lei, una volta liberata da questa tortura, altresì considerato semplice sollazzo per i quattro di cui sopra, si reca presso la magistratura per denunciare, inizia la fase due della tortura. Da denunziante e vittima di un reato, nelle more del processo diventa imputata. Gli avvocati delle parte la umiliano con domande sulla fellatio posta in essere, sui rapporti sessuali. C’era una volta un Paese e forse c’è ancora, visto il numero di femminicidi che ancora colpisce l’Italia. Nelle immagini che qui vedete c’è il processo per stupro che nel 1979 aprì gli occhi sulla reale cultura patriarcale italiana. Sulla reale considerazione che molti maschi italiani hanno delle donne. I quattro in aula si difendono sostenendo che la donna avesse bisogno di soldi e che per questo si fosse prestata a plurime prestazioni sessuali pagate 50.000 lire cadauna. In quel modo si voleva dimostrare che la donna fosse consenziente e che lo avesse fatto per una questione di soldi. Questo avrebbe dimostrato che non era una ragazza perbene. Perché una ragazza perbene non esce con uomini sposati. Solo che il pagamento non avvenne. E i quattro sostennero che il pagamento non ci fu perché non considerarono la prestazione della ragazza sufficientemente appagante. “Non mi ha soddisfatto” ripete ognuno dei quattro sgherri. ( lo trovate al minuto 20’06 del video) L’avvocato Tina Lagostena Bassi, l’Avvocato di Parte Civile, ad un certo punto protesta per quest’ulteriore violenza perpetrata anche nelle aule giudiziarie. Rifiuta i due milioni proposti quale risarcimento delle parti. Fiorella chiederà una lira quale forma di risarcimento simbolico. Ma il reato di violenza sessuale non era considerato un reato contro la persona. Nel 1979 era considerato un reato contro la morale. Guardate la faccia dei quattro imputati quando avvicinati da una giornalista. Chiede la loro versione e soprattutto chiede quanti di loro sposati, avessero ricevuto in carcere la visita delle proprie mogli.( 3 di loro si sono fatti 8 mesi di carcere prima del processo) Con strafottenza guardano dall’alto in basso la giornalista. Uno dei quattro interrogato dal Presidente della Corte si rivolge verso la ragazza violentata affermando: “Non sarà mica una donna quella”. Il tutto sotto gli occhi delle telecamere. La donna è un oggetto di piacere, una puttana, “anche perché sapeva di andare con un uomo sposato e con figli” dirà la madre di uno dei quattro imputati. A suo dire la donna che va con uomo sposato è una poco di buono, una meretrice che adesso ha messo nei guai suo figlio. Guardate questa Italia perché vive ancora oggi. Esiste anche tra le pagine chiare e le pagine scure del nostro presente storico. E dietro quest’assurda concezione della donna non ci sono solo le distorte e malate idee che molti uomini hanno delle donne. C’è anche l’assoluta non coscienza delle donne (di molte e non di tutte le donne, non delle autrici del movimento femminista, Rony Daopulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio, Anna Carini, Maria Grazia Belmonti, Loredana Rotondo) per cui il proprio bambino è sempre innocente. “Che ci faceva quella con mio figlio?”

C’è tutta l’Italia in questo processo che nei palinsesti delle tv italiane contemporanee non si fa mai vedere( e che invece la Rai per il coraggio di Loredana Rotondo, programmista alla RAI, propose a Massimo Fichera, allora direttore di Raidue, di filmare un processo per stupro in Italia.) Iocisonoetu porta al centro e all’attenzione dell’opinione pubblica le radici di un male da estirpare. La totale mancanza della coscienza di sé. Di uomini e donne.