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Milano Positiva, e se il Municipio due diventasse una ramblas?

È una delle città più amate dagli europei, Barcellona. Nota per le sue ramblas, la città catalana è famosa anche per la sua parte ‘vecchia’.

La zona due di Milano, superata l’esterofobia e provando a guardare in modo positivo l’esistente, potrebbe diventare una nuova ramblas? Un luogo in cui le diversità si mescolino diventando un valore? È quello che è successo in Germania, a Berlino, o nella moderna New York e persino a Sidney, in Australia. Di più: persino in Svizzera le diversità sono diventate un aggregato che ha trovato la sua sintesi in una struttura costituzionale che ha unito più che diviso. Milano, in questo senso, fa da capofila verso un cambiamento in cui le diversità, unite, diventano un valore aggregato. Per non nascondersi dietro un dito: è evidente che una città ricca, benestante, in cui il lavoro per quanto precario e ad intermittenza permette comunque a molti di poter lavorare, favorisce e aiuta a stare insieme. Anche avendo punti di vista diversi sul piano politico o religioso, o se la lingua d’origine non è quella italiana. In questo momento il Municipio due del capoluogo lombardo rappresenta un paradigma di cambiamento collettivo.  Sta portando infatti ad allargare la ricchezza, pur nelle difficoltà che come detto persistono. Il lavoro è certamente il punto di partenza importante anche perché così come la middle class dal 2008 in poi ha sofferto i postumi della malattia della globalizzazione, cioè di una poliarchia ristretta in cui la privatizzazione ha abdicato a favore di una ristretta cerchia d’interessi individuali, così la stessa middle class ha lentamente risalito la china di una città in cui l’identità ha mutato la propria coscienza di sé. Dentro questo meccanismo, Milano ha sterzato verso una dimensione d’integrazione mediata ovviamente dal danaro. Ma in grado di disegnare un presente ed un futuro in grado di rendere intellegibile l’idea di un nuovo sé sociale.