Iocisonoetu, l’ospedale dei bambini di Iowa City

Che bella notizia che abbiamo trovato su www.gazzetta.it

Il giornale sportivo più letto d’Italia ha pubblicato che in Iowa, ad Iowa City, negli Stati Uniti, la locale squadra di Football Iowa Hawkeyes, ha dal 2 Settembre 2017 intrapreso una bellissima iniziativa.

Grazie ad una bambina ricoverata, Krysta Young, nell’ospedale pediatrico posto proprio accanto allo Stadio, che con un post su Facebook, aveva chiesto di poter essere salutata e incitata dal pubblico e dalle squadre in campo, l’Iowa Hawkeyes Football ha deciso che alla fine di ogni primo tempo, insieme a tutti i tifosi si volta e saluta i bambini. I quali a loro volta, diventata una tradizione, rispondono ai giocatori con disegni colorati, bandiere esposte dal balcone della camera in cui sono ricoverati oppure da sopra il tetto. Un modo con cui giocatori e tifosi rinnovano di partita in partita il senso stesso della vita. Un modo anche per ricordare a loro stessi che al di là del tifo, dell’appartenenza, c’è qualcosa che viene prima: il rispetto per il dolore. Il rispetto che va dato a quanti soffrono e in ragione dei quali di conseguenza, picchiarsi o insultarsi significa offendere il dolore di quei bambini. Forse una soluzione per il calcio italiano viene da qui. Costruiamo Ospedali pediatrici accanto ad ogni stadio. Costruiamoli alti alti, da dove i bambini possano affacciarsi e far vedere i loro disegni, le loro manine, i loro vessilli. Applichiamo l’obbligo alla fine di ogni tempo, primo e secondo, di salutare quei volti malati, che chiedono un po’ di affetto e un po’ di attenzione. Obblighiamo i coglioni che fanno buu a voltarsi a guardare gli occhi di quei bambini, così da dover costringere se stessi a fare i conti con la propria pochezza, con il loro senso di vuoto, con la loro voglia di fare la guerra. Forse così potremo stroncare Fosse,Fighters,Boys, Tradizioni e Distinzioni, Curve A e Curve B, Viking, Brigate, dalla consuetudine di farsi la guerra. Così da seppellire Wild Kaos e soci sotto una risata enorme. Il sorriso di quei bambini che, cercando la vita, devono sorbirsi migliaia di esseri infelici che trasformano la vita in morte. Facciamo come nell’Iowa. Lo sport sia anche agonismo e competizione. Mantenendo in chiaro tuttavia, l’idea che la vita non è quella cosa cretina per cui chi indossa una sciarpa diversa dalla tua, “deve morire”. Lunga vita a tutti, naturalmente. Ma a chi va allo stadio “per dare una lezione ai tifosi avversari” auguriamo anche qualche malattia. Così da imparare il senso della vita che quei bambini hanno espresso con grande semplicità