Iocisonoetu: Via i cellulari dalla scuola?

In Australia il ministero dell’istruzione sta pensando di cancellare il diritto degli studenti di entrare a scuola con i cellulari. Una misura resasi necessaria, a sentire la politica, a causa dell’abuso dello strumento.  Ha fatto misurare un verticale calo dell’attenzione da parte degli studenti in aula. In Italia invece questa opzione ha visto la totale contrarietà dell’apparato politico italiano. “Non sono d’accordo”, ha detto l’attuale Ministro dell’Istruzione Bussetti. Perché i cellulari sono “nuovi strumenti informatici, se utilizzati per una didattica innovativa, possono essere accolti nelle aule”.Anche l’ex ministra Valeria Fedeli, ha dichiarato di considerare il cellulare uno strumento che deve essere gestito dalla comunità scolastica. Integrato con buon senso all’interno del mondo della scuola assecondata dalla libertà di autonomia didattica.Occorrerebbe semmai programmare un uso intelligente e soprattutto professionale di un mezzo che certamente costituisce un’innovazione epocale. Tuttavia bene sarebbe non dimenticare che i bambini nascono per essere messi a contatto innanzitutto con la natura. Con il cielo, la terra, gli alberi, il mare e la montagna. È il rapporto con l’alto e il basso, con il vuoto e con il pieno, con la fisicità che non basta mai a se stessa e che ricerca quindi delle risposte attraverso gli abbracci e gli sguardi. Occorre non dimenticare che un bambino vive di un’anima che ha bisogno di essere coltivata da cose semplici ma vere. Autentiche. Di odori e di profumi, di orizzonti, di colori, di corse, di sorrisi. E non di uno schermo che replica la realtà spesso in modo artefatto e negativo. Riportiamo i nostri figli a loro stessi, al senso di un percorso compiuto accarezzando la natura e non lo schermo di uno smartphone. A meno di non considerare un’opzione quella di lasciare i bambini abbandonati al vuoto a cui li abbiamo costretti. I cellulari siano e diventino quello che sono stati in passato  i pastelli e i pennarelli. Riconsegnamogli la realtà, prima che la finzione s’impossessi di loro