Se non fosse che è scoppiato un putiferio mediatico, della cosa in sé ci sarebbe da ridere. Siccome però nulla in Italia è più serio ed importante del calcio, non resta che adeguarsi. Quindi ne parlo anch’io, per riflettere se debba essere o no considerata una violenza il fatto che alle donne debba essere precluso il diritto di parlare di tattica calcistica. 4-4-2, 4-2-3-1, o il classico 4-3-3? Albero di Natale oppure no? Gioco sugli esterni con punta centrale, oppure un playmaker che gestisca il centrocampo accanto a due incontristi per lanciare una delle punte? E di tutto questo una donna può parlare oppure no? Secondo Fulvio Collovati, ex centrale di Milan e Inter, e Billy Costacurta, anch’esso stopper, e anch’esso ex del Milan (di Arrigo Sacchi), alle donne questi argomenti dovrebbero essere preclusi perché non ne capirebbero granché. Una libera opinione, per carità, Collovati e Costacurta sono e rimangono due brave persone e per altro entrambi si sono successivamente scusati per aver creato trambusto e l’errata percezione di aver voluto fare considerazioni di tipo sessista. Tuttavia, poiché siamo in Italia, è preclusa l’opzione di essere anche seri. Per cui Collovati è stato sospeso dalla Rai per due puntate a “Quelli che il calcio”. Il comitato degli Ayatollah ha deciso per un intervento di tipo squadrista, ribaltando il diritto d’opinione. Perché una cosa è il diritto di critica, una cosa la censura. Si può certamente confutare Collovati e la sua opinione sulle donne e la tattica, ma da qui a dire che non può esprimere le sue idee o che per averlo fatto si decide di mettergli una mordacchia, ce ne corre. Le donne eccellono negli studi, da Ingegneria informatica a quella aerospaziale, dalla giurisprudenza alla filosofia, con esiti spesso migliori dei loro colleghi uomini. Solo già per questa ragione si potrebbe empiricamente evincere che sostenere l’incapacità delle donne di comprendere un modulo a zona o a zona mista nel calcio, appare quanto meno bizzarro. Detto questo, avere il diritto di pensarlo e di esprimere questa opinione, deve rimanere possibile in pubblico come in privato. Che ci sia un “comitato rivoluzionario” che eserciti forme di censura è inaccettabile. Nella culla della Magna Grecia, nella patria della filosofia liberale, che si debba assistere ad atteggiamenti paternalistico vessatori nel nome di un mood mediatico, per cui si punisce chi non si conforma al pensiero unico, sa di banale ignoranza. Non di fascismo, che a modo suo nasceva almeno dalla crisi del socialismo rivoluzionario. Qui siamo in presenza di un’isteria collettiva prodotta da una carenza cerebrale e dalla mancata adozione di un antidoto sempre verde chiamato cultura. In Rai avrebbero bisogno di andare a lavorare. Forse però chiediamo troppo. Allora facciamo cosi: come dice sempre il Ministro dell’interno a chi lo insulta, mandiamo un bacione a chi nel sistema della tv pubblica ragiona e agisce come un essere del cenozoico. Qualcuno avvisi che da tempo si hanno tracce dell’ homo sapiens. L’homo deficiens dovremmo averlo archiviato.