È diventata una moda. I bambini intercettati, richiesti, desiderati, ambiti, sul web, stanno diventando una patologia. Dal piccolo prodigio a quello richiesto per nuove forme di sperimentazioni anti vaccini, dal bambino dalla storia strappalacrime a quelli invece lasciati soli dai genitori, abbandonati in macchina per stress mentale. I bambini stanno diventando involontari protagonisti di un agognato story telling collettivo, su cui si riversa una tensione sociale assolutamente anomala. Stante quanto accade nella Chiesa in cui gli strali di Papa Francesco si stanno riverberando verso quei prelati che hanno abusato del ruolo per molestare i bambini, sono proprio queste docili creature ad essere protagonisti del clima mediatico attuale. In questa dimensione il rumore di sottofondo è sempre quello della descrizione del disagio, del grido di dolore di una generazione perduta dentro la solitudine del mondo digitale cui vengono accompagnati ancora bebè i nostri bambini. Così dentro il mercato, il capitale umano che non ha ancora messo tutti i denti, diventa una nuova progenie da aggredire al fine di farli diventare consumatori futuri o consumati indiretti attori del circo mediatico che può descriverne le difficoltà con la scusa di esercitare un ruolo di arbitri. In questo circo di sguaiata scompostezza si agita l’ombra oscura dell’uomo che ha dimenticato le sue radici e che nell’esercizio del suo unico vero interesse, il dio denaro, esercita la quotidiana dose di pedofilia morbosa, contro chi non si può difendere. Lo fa nelle forme e nei modi tipicamente subdoli degli adescatori. Il sistema dei media attira l’attenzione verso di loro o fa in modo che gli stessi bambini attenzionati siano adescati nella suburra al fine di indurne una dipendenza sistemica dall’avere, per poter essere. Dentro questa triste realtà di manipolazione viene voglia di urlare: giù le mani dai nostri bambini. Giù le mani dai nostri figli, dal nostro futuro