Di nuovo. Un’altra volta una donna. Un’altra volta un diverbio occasionale. Un’altra volta avviene in pubblico. Lei con la bambina, lui accanto a rimproverarle qualcosa. Poi la lucida follia di considerare il tentato omicidio come una cosa naturale. Lui che afferra un pugnale, un arnese tipico con cui farsi compagnia una volta fuori casa, e lo scaglia nel ventre di lei mentre i toni della discussione si fanno accesi e la compagna non intende recalcitrare dalle proprie posizioni. Questa volta accade a Bolzano, profondo nord, e avviene tra un uomo e una donna albanese. Stanno camminando in Via Claudia Augusta, accanto al Bar Principe. Sono le 8 del mattino, e i due stanno appunto discutendo. All’improvviso il gesto incomprensibile: la donna si riversa per terra. Adesso è in gravi condizioni ricoverata in ospedale. Il tutto, come spesso accade, sotto lo sguardo della bambina rimasta traumatizzata dall’evento. Perché questa cultura assurda del patriarcato maschile, che somiglia molto alla legge della Jungla, uccide impunemente nella convinzione di avere il diritto dovere di farlo. Il diritto di punire chi non si adegua, il dovere di rieducare chi si macchia della colpa di non piegarsi alla legge del più forte. Una specie di apartheid globale, esercitato senza neppure troppi sensi di colpa. Quante volte ancora dovremo scrivere la parola: basta!