Non facciamo finta di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti, per favore. Ci riferiamo in particolare a quanti, avendo compreso l’effetto che può produrre la sovraesposizione di un messaggio o di un’immagine, la usano per poi ottenerne, a cascata, fiumi d’insulti. Con l’obiettivo ultimo d’intimidire chi eventualmente avesse deciso di usare o veicolare un’immagine a sostegno di un’idea diversa dalla propria. Non è difficile infatti individuare con nomi e cognomi quanti stanno compiendo quest’abuso inutile per profilare i propri followers ed ottenerne un ritorno. Più facile però sarà provare ad identificare quanti questo meccanismo lo usano all’interno dei quotidiani online. Mentre alcune delle bacheche sono infatti presidiate da un desk che intercede e spesso interviene per bloccare le baruffe, cui non si soprassiede mai sull’uso del turpiloquio e dell’insulto personale, ve ne sono altre che invece presidiate non lo sono affatto. È qui che la nota precognizione di Umberto Eco trova la sua più immediata conferma. Falangi di decerebrati, che presidiano e connotano i commenti di sguaiata volgarità e di sostanziale idiozia, si scambiano lusinghieri giudizi sul proprio parentado fino alla settima generazione pur di sostenere la liceità della propria posizione, politica o calcistica, con l’unico oggettivo scopo di denigrare la controparte. La quintessenza delle masturbazioni cerebrali pienamente declinata nel solco appunto del professore di Semiologia di cui prima. Tutto questo si moltiplica, in termini di numeri, commenti e nefandezze verbali, quando a scrivere sono certi politici che usano strumentalmente le personali opinioni per solleticare l’aggressività dei propri followers che, con riflesso pavloviano, cominciano a ringhiare con la bava alla bocca. Sarebbe il caso di cominciare a dare l’esempio. La vogliamo finire?