I ragazzi sul web vanno protetti. È stato un momento di profonda verità. Don Antonio Mazzi, il colonnello della Gdf Mario Leone Piccinni, Fabio Pizzul consigliere regionale lombardo del Pd, Gabriella Tona, rettore del Leone XIII, e Paola Piola, psicologa dello sport. Ciascuno di loro ha affrontato, durante un convegno tenuto al Centro Schuster di Milano, il delicato tema del bullismo e del cyberbullismo.

Quanto ne è emerso, è davvero preoccupante. Intanto il colonnello Piccinni ha spiegato quanti ragazzi oggi non si rendano conto, usando i social, di commettere reati gravi, anche penali, che rischiano di marcare a vita la loro fedina penale. Si va dal reato di stalking, facilmente realizzabile attraverso semplici tecniche con cui si possono fare telefonate anonime con il cellulare, fino al caso del blocco di un account in cambio di danaro.

Senza parlare dei casi in cui l’uso di immagini private, sottratte ai legittimi proprietari, dopo essere state pubblicate su Facebook, possono deragliare arrivando alla costruzione di finti profili, commettendo l’abuso di sottrarre l’identità ad una persona. Tutte circostanze nelle quali chi si macchia di tali reati, rischia gravi sanzioni, quando non l’esercizio di misure restrittive.

Piccinni ha sottolineato che contro questi reati si può procedere anche verso i genitori di figli minorenni o non ancora imputabili per responsabilità in eligendo o in educando. Cioè il genitore risponde davanti alla legge per non aver insegnato ai propri figli a rispettare la legge. A mettere in scacco però gli astanti è stato Don Mazzi. Il quale ha rammentato che pochi giorni fa è stato in visita al giardino della droga di Rogoredo.

“Ho incontrato un quattordicenne che dopo aver rubato al proprio compagno di banco 5 euro, ha deciso di provare l’eroina. L’ha pagata solo 3.50 euro, perché oggi il mercato consente l’accesso a tutti. Dopo due giorni me lo sono visto recapitare in comunità dopo essere stato sottoposto a misura restrittiva della Polizia. Lì ho capito che dopo 40 anni che faccio questo mestiere, e alla tenera età di 89 anni, devo ricominciare tutto daccapo. Perché non può essere normale che oggi un ragazzino consideri opportuno e lecito rubare 5 euro al proprio vicino di banco per provare l’eroina. Quando gli ho chiesto, perché l’eroina, lui mi ha risposto: è una droga proletaria”

Si rimane sconvolti a vedere un educatore disarmato dalla sua stessa inutilità laddove percepisce il fallimento di sé. Che società stiamo costruendo?

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