Accade alla scuola primaria Dal Verme , istituto Confalonieri di Milano. Luisa Martiniello dirigente scolastica pone in essere un ordine di servizio in cui chiede di registrare nome, cognome e orario dei bambini che si recano in bagno durante l’orario scolastico. E scoppiano le polemiche. Innanzitutto perché, scrivono i genitori, non sarebbero stati avvertiti dalla dirigente scolastica di questa iniziativa. Il sindacato Gilda, poi, dichiara subito la sua contrarietà e il consigliere comunale di maggioranza, Paolo Limonta, pubblica l’ordine di servizio in polemica con la scuola.

Da parte sua la dirigente si difende controargomentando che le condizioni igienico sanitarie dei bagni risultano precari dopo il loro utilizzo con i bambini costretti a salire con i piedi sopra il water a causa delle deiezioni poste al di fuori del gabinetto e sui muri; ragione per cui s’è decisa a questo ordine di servizio. Naturalmente è stato un attimo rilanciare sul piano mediatico questa scelta “aziendale”, ma al netto del diritto di cronaca e di un certo voyeurismo della carta stampata che si è buttata a pesce sulla notizia, resta il fatto che il provvedimento nasce anche a cagione dell’esigenza della scuola di chiedere alle famiglie di essere parte attiva nel processo pedagogico.

Ovvero, è il ragionamento sottostante, ad essere coinvolti nella formazione educativa morale e psicologica dei bambini devono essere per primi i nuclei familiari, prima ancora della scuola che dovrebbe avere un ruolo accessorio e comunque non primario nell’educazione dei figli.

Riconoscendo a se stessa un compito invece di tipo didattico e culturale e solo successivamente di tipo pedagogico educativo. Certo c’è poi il tema della privacy che ormai invade quotidianamente la vita di ciascuno. La tecnologia tra telecamere e cellulari ha il pregio di rendere migliore e più efficiente la vita allo stesso tempo però non garantisce più il diritto alla privacy e all’oblio.

Contemperare i due interessi non sarà affatto facile. Quello che resta però è il bisogno di dare di nuovo centralità alla famiglia e alle sue regole. Di questo si parla in realtà, anche se molti fanno finta di non capirlo. Il problema principale non è il sesso dei due genitori, ma quale modello culturale, educativo, normativo e psichico stanno garantendo ai propri ragazzi, chi di loro si occupa. Ed oggi a fare da balia ai ragazzi sono spesso anche i social e la tv. Il che significa che la responsabilità è di tutti. È il concetto di famiglia che sta cambiando.

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