Vi proponiamo questi 5 minuti di video, che ha piedi profondamente immersi nella realtà. Una tavola rotonda su “I giovani, la società multiculturale e multietnica”, tenutasi all’Ateneo Bicocca di Milano, con studenti non solo universitari ma anche liceali, degli istituti Carducci e Caravaggio del capoluogo Lombardo. Uno spaccato dell’odierna contemporaneità adolescenziale, in cui la parola diversità è assunta come valore, e per cui il colore ( della pelle) è solo luce, nient’altro.

In questo confronto emerge, in tre brevi interventi, il valore del multiculturalismo oggi; interessante però osservare come la stratificazione sociale ancora conti molto, anche nella determinazione delle diversità culturali. Sabìa, la prima ragazza italiana che interviene, racconta come nel suo liceo non vi sia ancora un’adeguata contaminazione di lingue e culture rispetto all’idea del multiculturalismo.

Invece Claudia che viene dal Gratosoglio racconta una realtà più frammentata: avverte un radicalismo e una forma di appartenenza che convoglia anche forme di aggressività e quindi una fisiologica contrapposizione tra parti diverse, soprattutto etnicamente.

Andrea riscontra invece che, con l’aumentare dell’età, sono sempre meno gli iscritti extracomunitari nelle scuole. Si registra cioè una panoramica interessante del fenomeno della globalizzazione su scala nazionale. I ragazzi italiani considerano quelli di colore o appartenenti ad altre razze, assolutamente uguali a loro e in questa mescolanza vedono un valore aggiunto.

Tuttavia quanti arrivano dai paesi più poveri, nei licei non sono molti perché per loro, le lancette del tempo si fermano alla scuola dell’obbligo; inoltre quando questi ultimi vivono in quartieri più “diffiicli”, la loro convivenza si presta ad un numero maggiore d’incognite. È un quadro interessante quello descritto, perché arriva dal basso. E ci dice quello che spesso non vogliamo sentirci dire. Cercavamo braccia, abbiamo trovato persone. Ed oggi queste persone sono tra noi. In cerca di una identità, in un paese che l’identità fatica a darsela.

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