Una moto che s’avvicina ad un auto in fila al semaforo alle 8.00 del mattino in Via Cadore. Sei colpi di pistola che mandano in frantumi i vetri della macchina e feriscono gravemente Enzino Anghinelli, già noto alle forze dell’ordine, con precedenti per traffico di droga, con frequentazioni “pesanti” nel giro della mala, dalla Stidda pugliese ai serbi che trafficano cocaina. “Enzino”, se la caverà anche questa volta. Gli spararono tre colpi di pistola anche vent’anni fa ancora a Milano vicino Piazza Risorgimento. Ed anche allora portò a casa la pelle. Accade la stessa cosa in queste ore. Malgrado la raffica di colpi di pistola, avrebbe fratturato “solo” lo zigomo, e se la caverà. Secondo gli inquirenti la causa ancora una volta sarebbe la droga. Anghinelli aveva recentemente finito di scontare una pena di 11 anni, e secondo quanto emerge dalle prime indagini aveva cercato un nuovo giro. Quello di ieri appare come un classico regolamento di conti, verso chi ha “sgarrato”.

Come ha reagito la città di Milano? Come accade ormai da diversi anni: dentro la centrifuga in cui s’immerge ogni giorno chi ci vive, ha digerito anche questo fatto di sangue ed ha poi ripreso a fare quello che fa ogni giorno. S’è immersa nel lavoro e dentro il Salone del Mobile, e soprattutto nel Fuori Salone, con decine d’eventi in tutta la città. Vestita a festa e in modo fashion, Milano è còlta da vagiti e fibrillazioni dal sapore sempre più americano, tra installazioni trash un po’ nevrotiche, ed eventi culturali nei musei, nei teatri e persino negli scantinati abbandonati di Via Ferrante Aporti, dove si sono tenute serate “chic”. È uno dei pregi del capoluogo lombardo, rovesciare i paradigmi e i luoghi comuni. Così nelle scorse ore gli abitanti di un quartiere abituati alla convivenza con i clochard, con malviventi di quart’ordine e con condizioni sanitarie non sempre felici, considerando quanti disadattati vivono nei pressi della ferrovia della Centrale, si sono visti arrivare la “Milano bene” incravattata e con il tacco a spillo, i body – Guards, la signorina incipriata e persino le pattuglie della polizia locale a presidiare le strade. Con il paradosso di avere così sui binari abbandonati la miseria vera di chi vive di espedienti e di quello che trova; ed appena sotto, sotto la ferrovia, la Milano fashion che si diverte. “Sono i figli di questa Italia, di questa Italia un po’ americana, sempre meno contadina” recitava una canzone di Luca Barbarossa. Il resto della strofa la trovate su Internet. Rende il concetto delle stridenti contraddizioni della Città Metropolitana post Expo. Dove Miseria e Nobiltà convivono e sono prossime l’una all’altra. Sembra di stare sul set di un film di Totò, ed invece è tutto vero. Anche troppo.