Warning: Undefined array key "HTTP_REFERER" in /customers/7/4/6/iocisonoetu.it/httpd.www/wp-content/themes/Divi/Divi.template#template on line 43

L’arrivo del coronavirus ha indubbiamente cambiato le nostre vite sotto ogni aspetto. In primo piano ha stravolto totalmente la vita lavorativa di ognuno di noi. C’è chi si è ritrovato senza un lavoro da un momento all’altro, chi in cassa integrazione e chi a svolgere le mansioni che prima espletavano in ufficio, da casa. Parliamo quindi, di quanto il coronavirus e lo smart working hanno cambiato e condizionato la vita di ognuno di noi.

In un primo momento, come spiegano diversi studi psicologici, si sono intravisti alcuni vantaggi, come l’abbattimento dei tempi di spostamento per recarsi in ufficio. Tuttavia, sorgono numerosi garbugli legati agli aspetti relazionali familiari e di coppia, ai sovraccarichi emotivi, all’assenza di aiuti esterni negati dalla pandemia, fino alle problematiche relative alla strutturazione e alla gestione degli spazi domestici e delle mansioni quotidiane.

Il coronavirus e lo smart working, cambiando radicalmente la routine di molti soggetti, hanno causato un vero e proprio shock

Con lo scoppio di questa pandemia mondiale, da più di un anno, c’è stata la necessità per moltissimi lavoratori di intraprendere lo “smart working”. Indubbiamente diversi soggetti hanno avuto delle ripercussioni personali grazie a questo repentino stravolgimento, talvolta positive ma anche negative.

Nell’ultimo periodo, infatti, moltissime persone si sono recate da psicologi e mental coaches principalmente per “La paura di tornare alla normalità”. Questa dimensione emotiva, in psicologia, viene denominata come “sindrome della capanna” e, inaspettatamente, sta colpendo un gran numero di persone.

Le misure implementate per fronteggiare l’emergenza, prime fra tutte l’isolamento, hanno abituato il nostro cervello a quella sicurezza che sovente ritroviamo solo tra le mura domestiche. Spesso il cambiamento fa più paura della sofferenza presente. Oltre ciò dobbiamo considerare che il Coronavirus non è affatto scomparso. Il rischio di contagio è ancora presente ed è pertanto comprensibile che la paura di ammalarsi aumenti la nostra insicurezza e il timore di uscire.